Lavoratori agricoli stagionali, la Sicilia investe in alloggi dignitosi: quasi 8 milioni per superare i ghetti rurali
11/03/2026
Il tema delle condizioni abitative dei lavoratori stranieri stagionali impiegati nel settore agricolo rappresenta una delle questioni sociali più delicate nelle regioni del Mezzogiorno. In molti territori, soprattutto durante i periodi di raccolta, migliaia di persone trovano occupazione nelle campagne ma spesso vivono in strutture improvvisate o insediamenti informali privi dei servizi essenziali. Per affrontare questa realtà, la Regione Siciliana ha avviato un nuovo programma di interventi destinato a migliorare l’accoglienza e la qualità della vita dei lavoratori stagionali.
L’iniziativa si inserisce nel quadro del progetto Su.Pr.Eme. 2, promosso a livello nazionale e sostenuto da risorse europee. Il piano prevede investimenti complessivi per oltre 31 milioni di euro destinati a cinque regioni del Sud Italia, con l’obiettivo di contrastare il disagio abitativo e favorire l’inclusione sociale dei lavoratori migranti impiegati nel comparto agricolo.
Risorse europee per nuovi interventi abitativi
Alla Sicilia è stata assegnata una quota particolarmente rilevante del finanziamento, pari a 7.926.373,54 euro, grazie alla convenzione sottoscritta tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e l’assessorato regionale della Famiglia e delle Politiche sociali. Le risorse provengono principalmente dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), integrate dai programmi FAMI 2021-2027 e FSE+ 2021-2027, strumenti finanziari pensati per sostenere politiche di inclusione e sviluppo territoriale.
Gli interventi interesseranno tre aree agricole strategiche dell’isola: Campobello di Mazara, Canicattì e Scicli. Si tratta di territori in cui la presenza di lavoratori stagionali cresce sensibilmente nei periodi di raccolta di prodotti agricoli come pomodori, ortaggi e frutta. In questi contesti la domanda di alloggi temporanei aumenta rapidamente, generando spesso situazioni di precarietà abitativa.
Il progetto prevede il recupero e la riqualificazione di edifici esistenti, destinati a diventare strutture di accoglienza per i lavoratori stagionali. L’obiettivo consiste nel garantire soluzioni abitative sicure e dignitose, dotate dei servizi essenziali, contribuendo così a ridurre la diffusione dei cosiddetti “ghetti agricoli”.
Dalla mappatura dei ghetti alle politiche di inclusione
La definizione degli interventi non nasce da un’analisi improvvisata. Negli ultimi anni la Regione Siciliana ha promosso un lavoro di ricerca approfondito nell’ambito del progetto P.I.U. Su.Pr.Eme., che ha consentito di studiare in modo sistematico le condizioni abitative dei lavoratori migranti impiegati nelle campagne.
Il risultato di questa indagine è confluito nel rapporto “L’emersione dei non-luoghi. L’abitare delle persone migranti in situazione di sfruttamento lavorativo in Sicilia”, uno studio che ha permesso di censire 115 insediamenti informali e strutture degradate presenti nel territorio regionale. La ricerca ha evidenziato situazioni di forte vulnerabilità sociale, spesso caratterizzate da mancanza di servizi igienici, carenze strutturali e isolamento dai centri abitati.
In alcune aree del Sud Italia, durante i momenti di maggiore intensità delle campagne agricole, questi insediamenti arrivano a ospitare oltre 2.500 persone, configurandosi come veri e propri quartieri informali privi di infrastrutture adeguate.
Il programma Su.Pr.Eme. 2 nasce proprio per affrontare queste criticità attraverso interventi strutturali e politiche coordinate tra istituzioni locali, governo nazionale e Unione Europea.
Un progetto interregionale guidato dalla Sicilia
Nel nuovo programma la Regione Siciliana ricopre un ruolo centrale. L’amministrazione regionale è infatti capofila del partenariato interregionale che coinvolge Basilicata, Calabria, Campania e Puglia, insieme al Nova Consorzio Nazionale per l’Innovazione Sociale.
Questa rete di collaborazione mira a sviluppare strategie comuni per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori agricoli stagionali, rafforzando allo stesso tempo il contrasto allo sfruttamento lavorativo e promuovendo percorsi di integrazione sociale.
Gli interventi abitativi rappresentano soltanto uno degli elementi di un piano più ampio che comprende azioni di supporto sociale, assistenza legale, mediazione culturale e accesso ai servizi sanitari.
La prospettiva che emerge dal progetto Su.Pr.Eme. 2 non riguarda soltanto la costruzione di nuovi spazi abitativi, ma un cambiamento più profondo nel modo di affrontare il lavoro stagionale nelle campagne del Sud Italia: un modello che punta a coniugare sviluppo agricolo, tutela dei diritti e dignità delle persone.