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Sanità italiana sotto pressione, UGL Salute lancia l’allarme sul reclutamento di infermieri verso il Canada

26/03/2026

Sanità italiana sotto pressione, UGL Salute lancia l’allarme sul reclutamento di infermieri verso il Canada

Il sistema sanitario italiano si trova davanti a un passaggio che non può più essere liquidato come un semplice segnale di malessere professionale. La crescente attrattività esercitata dall’estero sul personale infermieristico italiano, e in particolare la campagna di reclutamento attivata dal Canada, apre una questione che investe insieme organizzazione, salari, dignità professionale e capacità del Servizio sanitario nazionale di restare competitivo. A sollevare con forza il tema è Gianluca Giuliano, segretario nazionale di UGL Salute, che descrive uno scenario ormai troppo avanzato per essere sottovalutato.

Secondo Giuliano, non si è più nel campo delle ipotesi o delle suggestioni, ma dentro una dinamica concreta che rischia di produrre effetti pesanti sugli organici degli ospedali e dei servizi territoriali. Il punto, nelle sue parole, è tanto evidente quanto paradossale: l’Italia continua a formare professionisti qualificati, spesso molto apprezzati anche all’estero, salvo poi non riuscire a trattenerli nel proprio sistema sanitario. Così, mentre Paesi come il Canada si muovono con strumenti mirati per attrarre infermieri italiani, alcune regioni italiane sono costrette a cercare personale sanitario fuori dai confini nazionali per tamponare le carenze interne.

Il paradosso di un Paese che forma professionisti e li perde

Nel ragionamento del segretario nazionale di UGL Salute c’è un nodo che pesa più degli altri: l’assenza di una politica efficace di valorizzazione del capitale umano nel comparto sanitario. Giuliano richiama il caso del Lazio, dove si valuta l’inserimento di personale proveniente dal Cile per fronteggiare i vuoti d’organico, mentre parallelamente il Canada guarda agli infermieri italiani come a una risorsa da acquisire. È una dinamica che restituisce con nettezza la fragilità del sistema, perché mette in luce una doppia dipendenza: da un lato l’incapacità di trattenere i professionisti formati in Italia, dall’altro la necessità di importare personale per mantenere in equilibrio i servizi.

La questione, naturalmente, non si riduce soltanto al confronto tra mercati del lavoro. Chi decide di partire lo fa anche perché percepisce all’estero un riconoscimento professionale più netto, una qualità del lavoro potenzialmente migliore e condizioni economiche che in Italia, troppo spesso, restano lontane dalle responsabilità richieste. Giuliano insiste proprio su questo punto: senza un piano serio di adeguamento salariale e senza un investimento strutturale sul valore sociale e professionale degli infermieri, il sistema sanitario nazionale continuerà a perdere terreno.

Le offerte del Canada e un pacchetto che pesa più dello stipendio

Le proposte che arrivano dal Canada, secondo quanto evidenziato da UGL Salute, non sono competitive soltanto per il livello retributivo, ma per l’intero impianto di agevolazioni che accompagnano il trasferimento. Le cifre indicate parlano di una retribuzione mensile lorda compresa tra 4.380 e 8.140 dollari canadesi, equivalenti a circa 3.776-5.100 euro al mese, con punte che possono arrivare a circa 5.000 euro. In alcuni casi, si tratterebbe di somme fino a tre volte superiori rispetto alla media nazionale percepita in Italia.

Ma il dato salariale, da solo, non basta a spiegare l’attrattiva di queste offerte. A fare la differenza è il pacchetto complessivo, che comprende la copertura delle spese di trasferimento, inclusi i biglietti aerei, corsi gratuiti di lingua francese e un’assistenza burocratica completa per accompagnare i candidati nel percorso di inserimento lavorativo e sociale. In altre parole, il Canada non si limita a offrire uno stipendio più alto, ma costruisce attorno al professionista un sistema di accompagnamento che riduce ostacoli, incertezze e costi iniziali. È proprio questa capacità di rendere il trasferimento più semplice, oltre che conveniente, a trasformare l’offerta in una proposta difficilmente ignorabile.

Un sistema già in difficoltà rischia di perdere altre forze

L’allarme lanciato da Giuliano si inserisce in una situazione già segnata da una carenza strutturale di decine di migliaia di infermieri. È questo il punto che rende la questione particolarmente delicata. Se il sistema sanitario fosse in equilibrio, la mobilità internazionale potrebbe essere letta anche come un fenomeno fisiologico. Ma in un contesto dove i reparti lavorano spesso in tensione, le turnazioni sono pesanti, i carichi assistenziali elevati e il personale insufficiente, ogni uscita diventa un problema molto più grave.

Il rischio non è soltanto numerico. La perdita di infermieri qualificati incide sull’esperienza complessiva dei servizi, sulla continuità assistenziale, sulla qualità del lavoro in équipe e sulla tenuta psicologica di chi resta. Più il personale diminuisce, più aumentano i carichi per chi continua a lavorare nel sistema; più aumentano i carichi, più cresce il malessere; più cresce il malessere, più diventa plausibile la scelta di cercare altrove condizioni migliori. È una spirale che il sistema sanitario italiano conosce già, ma che ora rischia di accelerare in modo ancora più evidente.

La questione salariale e la necessità di rendere attrattivo il SSN

Nelle parole del segretario di UGL Salute emerge con chiarezza una convinzione: il problema non può essere affrontato soltanto con interventi emergenziali o con misure tampone. Occorre restituire attrattività al Servizio sanitario nazionale, intervenendo prima di tutto sul piano economico, ma senza fermarsi lì. Gli stipendi medi degli infermieri italiani, ancora tra i più bassi nel confronto europeo, continuano a rappresentare un fattore di debolezza evidente. A questo si aggiungono una percezione di scarsa valorizzazione sociale, ritmi di lavoro logoranti e una difficoltà diffusa nel riconoscere pienamente il ruolo strategico di chi tiene in piedi la quotidianità dell’assistenza.

Giuliano parla di una sfida urgente, e il senso delle sue parole è chiaro: trattenere i professionisti italiani non è più soltanto una questione di equità nei confronti di una categoria, ma una necessità per evitare che il ricorso all’estero diventi, per una parte crescente del personale sanitario, una scelta non più eccezionale ma quasi obbligata. Se il differenziale tra ciò che l’Italia offre e ciò che altri Paesi mettono sul tavolo continuerà ad ampliarsi, diventerà sempre più difficile convincere le nuove generazioni a investire nel SSN come orizzonte professionale stabile.

La campagna di reclutamento canadese, letta in questa prospettiva, non è soltanto una notizia di settore. È uno specchio che restituisce con durezza i limiti irrisolti del sistema italiano. Non basta formare bene i professionisti se poi non si crea intorno a loro un contesto capace di trattenerli. E non basta denunciare l’emorragia di personale se non si interviene sulle ragioni profonde che la alimentano. Il punto sollevato da UGL Salute, al di là del singolo caso, è proprio questo: senza una strategia seria su salari, condizioni di lavoro e riconoscimento professionale, il rischio è che il SSN continui a perdere pezzi preziosi, proprio mentre avrebbe più bisogno di consolidare le proprie forze.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to