Infermieri specialisti, UGL: ora stipendi e contratti adeguati
23/05/2026
La nuova area delle Scienze infermieristiche specialistiche entrerà nei percorsi universitari dall’anno accademico 2026/2027 e, per la UGL Salute, dovrà tradursi subito in riconoscimenti economici, contrattuali e organizzativi. Il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale introduce tre indirizzi formativi: cure primarie e infermieristica di famiglia e comunità, cure neonatali e pediatriche, cure intensive ed emergenza.
Competenze avanzate per territorio, pediatria e area critica
La riforma punta a formare infermieri con competenze specialistiche da inserire nei principali setting assistenziali, dalla sanità territoriale all’area dell’emergenza. Il nuovo impianto prevede anche 30 crediti formativi universitari dedicati a tirocini e simulazione clinica avanzata, con l’obiettivo di rafforzare la preparazione pratica dei professionisti.
Uno degli elementi considerati più rilevanti riguarda la possibilità, per gli infermieri specialisti, di prescrivere presidi, ausili e tecnologie assistenziali. Una novità che si inserisce nel percorso di sviluppo dell’assistenza territoriale delineato dal DM 77 e che amplia il ruolo della professione infermieristica nei processi di presa in carico dei pazienti.
Gianluca Giuliano, segretario nazionale della UGL Salute, definisce l’introduzione della nuova area specialistica un passaggio positivo per la sanità italiana. Secondo il sindacato, però, l’aumento delle competenze e delle responsabilità non può restare confinato alla dimensione accademica: deve produrre effetti concreti nei reparti, nei servizi territoriali e nei contratti di lavoro.
La richiesta del sindacato: più salario e carriere riconosciute
Per la UGL Salute, la riforma dovrà essere accompagnata da una valorizzazione reale della figura infermieristica sul piano economico e contrattuale. Giuliano richiama il tema degli stipendi, sostenendo che, pur a fronte degli sforzi del Governo, le retribuzioni degli infermieri italiani restano tra le più basse d’Europa rispetto alla complessità delle funzioni svolte.
Il sindacato chiede che i nuovi percorsi formativi si traducano in ruoli riconosciuti all’interno dei modelli organizzativi del Servizio sanitario nazionale. Il punto, secondo la UGL, è evitare che la specializzazione resti un titolo formale, senza una corrispondente collocazione professionale nelle aziende sanitarie e ospedaliere.
La richiesta riguarda anche i rinnovi dei contratti collettivi. La UGL sollecita progressioni di carriera verticali e orizzontali più fluide, capaci di accompagnare l’intero percorso lavorativo degli infermieri. A questo si aggiunge la necessità di una formazione continua finanziata e realmente accessibile, perché l’aggiornamento professionale diventi parte stabile dell’organizzazione sanitaria.
Sicurezza negli ospedali e carenza di organico
Giuliano collega il tema della specializzazione anche a quello della sicurezza sul lavoro. L’aumento dell’autonomia professionale, avverte il sindacato, non deve oscurare l’emergenza delle aggressioni contro medici e infermieri. L’ultimo episodio richiamato dalla UGL è quello avvenuto all’ospedale Sant’Andrea di Roma.
La sigla sindacale chiede tutele effettive per il personale sanitario, chiamato spesso a operare in contesti segnati da tensioni, carichi elevati e carenze di organico. La valorizzazione degli infermieri specialisti, secondo questa impostazione, deve quindi procedere insieme al rafforzamento degli organici e alla protezione degli operatori nei luoghi di cura.
Per la UGL Salute, la sfida sarà trasformare i nuovi profili in opportunità professionali reali ed eque. Senza risorse, ruoli riconosciuti e percorsi di carriera adeguati, il rischio indicato dal sindacato è che la riforma resti priva di effetti sostanziali e non riesca a frenare la fuga dei professionisti sanitari verso l’estero.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to