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Messina, confiscati beni per 182mila euro a uomo del clan

24/05/2026

Messina, confiscati beni per 182mila euro a uomo del clan

Beni immobili per un valore stimato di circa 182mila euro sono stati sequestrati e confiscati questa mattina dalla Polizia di Stato su disposizione del Tribunale di Messina, Sezione Misure di prevenzione. Il provvedimento riguarda un uomo ritenuto dagli investigatori vicino al clan mafioso dei barcellonesi ed è stato emesso accogliendo la proposta congiunta del procuratore della Repubblica e del questore di Messina.

La misura patrimoniale dopo le indagini antimafia

L’esecuzione del decreto arriva al termine di attività investigative condotte dalla Procura della Repubblica – Direzione distrettuale antimafia di Messina e dalla Divisione Anticrimine della Questura. Gli accertamenti hanno riguardato il profilo del destinatario della misura e la provenienza dei beni finiti nel mirino degli investigatori.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, anche attraverso le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, l’uomo avrebbe avuto un ruolo operativo all’interno della consorteria mafiosa attiva nell’area di Barcellona Pozzo di Gotto. In passato era stato condannato in via definitiva per avere favorito la latitanza di un esponente di primo piano della criminalità organizzata barcellonese, ospitato nella propria abitazione e arrestato dalla Polizia di Stato nel 2013.

Le indagini hanno inoltre attribuito al destinatario del provvedimento un incarico nella gestione del gioco d’azzardo e delle scommesse clandestine per conto del clan. Un ruolo che, secondo il quadro delineato nella proposta di prevenzione antimafia, si inserirebbe in un percorso criminale iniziato alla fine degli anni Novanta e protratto almeno fino al 2013.

Due appartamenti intestati alla figlia nel 2017

Al centro della misura patrimoniale ci sono due appartamenti formalmente intestati alla figlia nel 2017. Gli accertamenti economici e finanziari svolti dagli investigatori hanno ricostruito le modalità di acquisto degli immobili e la provenienza delle somme utilizzate.

Secondo il Tribunale, che ha condiviso l’impianto probatorio della proposta, una parte delle risorse sarebbe derivata dalla precedente vendita di un immobile acquistato dall’uomo proprio nel periodo in cui è stata ritenuta sussistente la sua pericolosità sociale qualificata. Da qui la decisione di disporre sequestro e confisca, ritenendo i beni collegati al reimpiego di profitti illecitamente acquisiti.

La Sezione Misure di prevenzione ha quindi ricostruito il profilo criminale del destinatario del decreto, qualificandolo come appartenente al clan dei barcellonesi nel periodo indicato dagli atti. Il provvedimento è stato adottato ai sensi del testo unico antimafia, che consente l’applicazione di misure patrimoniali nei confronti di soggetti ritenuti socialmente pericolosi e in presenza di beni considerati sproporzionati o riconducibili ad attività illecite.

Provvedimento impugnabile davanti ai giudici

La Polizia di Stato precisa che la misura eseguita rientra nell’esercizio del diritto di cronaca e che il decreto di sequestro e confisca potrà essere modificato o revocato attraverso gli ordinari mezzi di impugnazione. I successivi gradi di giudizio si svolgeranno nel contraddittorio tra accusa e difesa davanti a un giudice terzo e imparziale.

Il procedimento potrà quindi concludersi anche con l’esclusione di responsabilità e con la restituzione dei beni agli aventi diritto. Allo stato, tuttavia, l’esecuzione della misura patrimoniale segna un nuovo intervento delle autorità messinesi sul fronte del contrasto economico alla criminalità organizzata, con attenzione particolare ai patrimoni ritenuti collegati alle attività dei clan.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.