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Sanità e IA, UGL Salute: “Tecnologia utile, ma non sostituisce i professionisti”

22/04/2026

Sanità e IA, UGL Salute: “Tecnologia utile, ma non sostituisce i professionisti”

L’intelligenza artificiale può rappresentare un alleato prezioso per la sanità, ma non dovrà mai diventare il pretesto per ridurre il ruolo di medici, infermieri e operatori o per impoverire il rapporto umano con i pazienti. È la posizione espressa dalla UGL Salute, che interviene sul dibattito aperto dall’adozione crescente delle nuove tecnologie nel sistema sanitario europeo e italiano, richiamando la necessità di governare l’innovazione senza smarrire la dimensione concreta della cura.

UGL Salute: l’intelligenza artificiale sia supporto, non sostituzione

Il sindacato prende atto delle risultanze del rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità, che colloca l’Italia tra i Paesi più avanzati nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario, ma pone un limite netto a qualunque ipotesi di deriva tecnocratica. Per il segretario nazionale Gianluca Giuliano, l’IA deve essere considerata un valore aggiunto e uno strumento di supporto alla diagnostica e alla ricerca, senza mai trasformarsi in un meccanismo di sostituzione di chi opera ogni giorno nei reparti, negli ambulatori e nei servizi territoriali.

La riflessione parte da un punto preciso: il progresso tecnologico, per quanto rapido e rilevante, non può replicare l’umanità, l’intuito e la capacità relazionale di chi lavora nella sanità. Per UGL Salute, la qualità dell’assistenza resta legata alla presenza concreta dei professionisti e alla loro possibilità di esercitare competenze, esperienza e sensibilità in un contesto che non può essere interamente delegato agli automatismi.

Liste d’attesa, turni pesanti e carenza di personale

Nel ragionamento del sindacato, l’innovazione può offrire un contributo reale su alcuni fronti critici del sistema. Giuliano sottolinea infatti che l’intelligenza artificiale può aiutare a snellire le liste d’attesa e a sostenere il personale, spesso sottoposto a carichi di lavoro elevati e a turni particolarmente gravosi. Ma proprio qui, secondo UGL Salute, si apre il rischio di un uso distorto della tecnologia, se questa dovesse diventare un alibi per evitare investimenti sulle assunzioni di cui il Servizio sanitario nazionale continua ad avere bisogno.

Il nodo, quindi, non riguarda soltanto il modo in cui si introducono i nuovi strumenti, ma anche il quadro politico e organizzativo in cui vengono collocati. L’algoritmo, nella visione espressa dal sindacato, non può diventare il nuovo decisore unico delle politiche sanitarie, né può essere utilizzato per coprire carenze strutturali di organico che pesano ormai da tempo sulla tenuta dei servizi e sulle condizioni di lavoro degli operatori.

Formazione e sicurezza, il sindacato chiede investimenti veri

Un altro punto indicato come particolarmente delicato riguarda la formazione del personale. Per UGL Salute, i dati che segnalano una preparazione ancora insufficiente nell’utilizzo di strumenti complessi sono motivo di preoccupazione. Giuliano evidenzia che non è pensabile chiedere ai lavoratori di gestire tecnologie avanzate senza un investimento serio, continuo e strutturato sulle competenze e sulla sicurezza.

Il rischio, in assenza di questo passaggio, è di introdurre strumenti sofisticati in contesti che non dispongono ancora delle condizioni necessarie per usarli in modo davvero efficace e consapevole. Per il sindacato, la trasformazione digitale deve dunque procedere insieme alla crescita professionale di chi è chiamato a utilizzarla, evitando scorciatoie e improvvisazioni.

“La cura resta legata all’empatia e al contatto umano”

La linea indicata da UGL Salute è quella di un’integrazione delle nuove tecnologie capace di migliorare l’efficienza del sistema, ma con un principio fermo: il fulcro della sanità deve restare il lavoro delle persone. Medici, infermieri e operatori, osserva Giuliano, non possono essere ridotti a comparse di un processo sempre più automatizzato, perché la dignità professionale di chi cura non è negoziabile e non può essere rimpiazzata da un codice informatico.

Per il sindacato, la vera maturità del sistema sanitario si raggiungerà quando l’intelligenza artificiale sarà usata per alleggerire i lavoratori dai pesi burocratici e amministrativi, consentendo loro di dedicare più tempo alla relazione con l’assistito. È in questo equilibrio tra innovazione e presenza umana che, secondo UGL Salute, si gioca la sfida dei prossimi anni.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to