Sicilia, al via la mappatura dei fondali profondi: focus su Brucoli e Bronzi di Riace
23/04/2026
Individuare nuove aree di interesse archeologico e ambientale nei fondali della Sicilia sud-orientale e rileggere con strumenti tecnologici avanzati alcuni dei dossier più discussi dell’archeologia subacquea mediterranea. È partito con questo obiettivo il “Progetto pilota per la ricerca sistematica in acque profonde”, promosso dalla Regione Siciliana nell’ambito della collaborazione tra la Soprintendenza del Mare e Arpa Sicilia. Le prime indagini hanno preso il via questa mattina e aprono una nuova fase nello studio del patrimonio sommerso dell’isola.
Tecnologie avanzate per esplorare i fondali tra 50 e 150 metri
Le attività di ricerca interesseranno diverse aree lungo le coste siciliane, con rilievi previsti a profondità comprese tra 50 e 150 metri. Per la mappatura saranno utilizzate strumentazioni di ultima generazione come Side scan sonar, Multi beam echo sounder e ROV, i veicoli subacquei telecomandati che permettono di esplorare e verificare in modo diretto i fondali marini.
Il progetto punta a esaminare, con metodologie aggiornate, numerose segnalazioni e ricostruzioni formulate nel corso degli anni, cercando di distinguere gli elementi di reale interesse archeologico e ambientale all’interno di un patrimonio sommerso ancora in larga parte da studiare. L’aspetto innovativo dell’iniziativa sta proprio nell’unione tra ricerca archeologica, analisi tecnologica e monitoraggio ambientale, dentro un’unica campagna operativa.
Brucoli al centro delle indagini sul caso dei Bronzi di Riace
Un’attenzione particolare sarà riservata al tratto costiero di Brucoli, nel Siracusano, zona che da tempo occupa un posto di rilievo nel dibattito storico-archeologico per le ipotesi legate alla possibile provenienza dei Bronzi di Riace. Il progetto proverà a fare maggiore chiarezza proprio su questo scenario, uno dei più noti e discussi dell’archeologia subacquea del Mediterraneo.
Il coordinamento scientifico delle operazioni è affidato all’archeologo Roberto La Rocca, che guiderà le attività insieme ai team tecnici delle due istituzioni coinvolte. L’obiettivo non è solo verificare la consistenza delle ipotesi accumulate nel tempo, ma anche costruire una base conoscitiva più ampia e affidabile su aree marine che potrebbero restituire nuovi elementi sul passato dell’isola e sulle sue rotte antiche.
Regione e Arpa: tutela del mare come patrimonio storico e ambientale
Secondo l’assessore regionale ai Beni culturali e all’identità siciliana Francesco Paolo Scarpinato, l’avvio di queste indagini segna un salto di qualità nell’approccio alla conoscenza del patrimonio sommerso. La possibilità di integrare competenze archeologiche, tecnologie avanzate e osservazione ambientale consente infatti una lettura interdisciplinare dei fondali siciliani, estesa su scala più ampia rispetto al passato.
Le attività rientrano nell’accordo operativo tra Arpa Sicilia e Soprintendenza del Mare, costruito per sviluppare programmi di ricerca integrata dedicati alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale marino. Il soprintendente del Mare Ennio Turco ha sottolineato come questa sinergia rafforzi la protezione del patrimonio e apra nuove prospettive di ricerca, restituendo al mare il suo ruolo di archivio della storia.
Il progetto si presenta dunque come un intervento che unisce tutela, conoscenza e innovazione, con l’ambizione di far emergere dai fondali non soltanto eventuali tracce archeologiche, ma anche una visione più completa del rapporto tra la Sicilia e il suo mare.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.